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Auto storiche: ecco le più costose di sempre

Ferrari, Mercedes, Jaguar, Bugatti, Alfa Romeo, Aston Martin, Shelby Cobra, Ford, Duesemberg, Porsche: cosa può esserci in comune fra tutti questi marchi? La risposta è, nello stesso tempo, complessa e semplice. Un elemento in comune c’è: il grandissimo valore di alcuni dei rispettivi modelli-simbolo che hanno contribuito a scrivere pagine memorabili nella storia di quelle che, a livello mondiale, vengono salutate dagli appassionati come le Case auto maggiormente rappresentative. E non è un caso che le più importanti aste mondiali dedicate alle auto d’epoca più prestigiose ottengano un ritorno di immagine superiore se, nei rispettivi lotti di veicoli all’incanto, ci sono vetture che appartengono ad uno (o a più di uno) dei dieci “top brand”.

A puntare i riflettori sull’importanza del settore delle auto d’epoca è uno dei portali più influenti: si tratta di MoneySuperMarket, società di oltremanica specializzata nella comparazione di prezzo fra i beni di consumo, che nei giorni scorsi ha pubblicato una indagine sul comparto dell’auto storica, sempre più al centro dell’attenzione da parte di ampie percentuali di pubblico.

Che l’auto d’epoca, da fenomeno di costume, sia oggi più che mai presente nell’economia di mercato non va vista come una esagerazione: nel 2016, sottolineano i tecnici di MoneySuperMarket, il comparto delle “veteran” e “vintage” ha registrato un aumento-record pari al 28%.

Gli analisti, in questa fase di euforia, iniziano tuttavia ad interrogarsi su quanto durerà il felice momento dell’auto d’epoca: bene-rifugio (ovviamente ci si riferisce ai modelli che raggiungono le più elevate quotazioni) destinato a mantenersi nel tempo, oppure il settore si prepara ad un nuovo momento di “stallo” come già avvenne negli anni 90?

Lasciamo decantare per un po’ il quesito: più avanti torneremo sull’argomento. È, in ogni caso, sintomatico il fatto che la stessa MoneySuperMarket abbia redatto una classifica delle Case automobilistiche più rappresentative, accompagnata dalle cifre più clamorose raggiunte nelle aste dedicate all’auto storica.

Ed ecco spiegata la domanda di partenza: il fil rouge che lega lo stato dell’arte, a tema automobilistico, per Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e nord America trova risposta negli importi più elevati mai sborsati per auto d’epoca.

La classifica viene guidata, saldamente, dalla Ferrari 250 GTO; in seconda posizione c’è la monoposto Mercedes W196 del 1954, ex-Juan Manuel Fangio, che nell’estate del 2013 passò di mano per 29.600.000 dollari e che, oggi, vale già 30.433.000 dollari. Segue, sul gradino più basso del podio, la Jaguar D-Type del 1955 che a Pebble Beach 2016 fu “battuta” a 21.780.000 dollari. E ancora: la Bugatti Royale Kellner Coupé del 1932 (9.800.000 dollari: l’aggiudicazione risale al novembre 1987; ad oggi il valore è nell’ordine di 20.659.000 dollari) e la Alfa Romeo 8C 2900B del 1939 venduta nel 2016 a 19.800.000 dollari, la Aston Martin DB4GT Zagato del 1962 (attuale valore stabilito da MoneySuperMarket: 14.300.000 dollari), la Shelby Cobra 289che a Pebble Beach 2016 raggiunse 13.750.000 dollari tanto da stabilire un record di vendita all’asta fra le vetture “made in Usa”, avendo superato la Ford GT40 che nell’agosto del 2012 fu aggiudicata a 11.575.000 dollari e che oggi varrebbe già 475.000 dollari in più.

La 500 Miglia Touring a Milano Autoclassica

La 500 Miglia Touring ha ufficialmente acceso i motori in vista della 21ª edizione che si terrà da venerdì 26 a domenica 29 aprile 2019, con la novità del ritrovo già dal giovedì sera.
La manifestazione, dedicata alle auto d’epoca ma aperta anche alle supercar per fare capire come le case costruttrici si sono evolute, è stata presentata nella mattinata di venerdì 23 novembre nell’area incontri di Autoclassica Milano.
Sul palco, davanti a una bella cornice di pubblico, il patron Giovanni Riva ha raccontato di come sia nata questa manifestazione (era il 1999) facendo riferimento a quello che è il motto: “Passione e Territorio”. La passione è quella per i veicoli d’epoca e quella che ogni anno spinge gli organizzatori ad andare avanti, il territorio è invece ciò che viene promosso nella tre giorni con la possibilità di vedere paesaggi mozzafiato, borghi storici e passare per centri storici solitamente vietati al traffico.
Una passeggiata, a bordo di veicoli storici, dove i partecipanti sono coccolati dall’inizio alla fine e dove il senso di familiarità – testimoniato anche da due partecipanti che hanno preso la parola durante la presentazione – è qualcosa di unico e inimitabile e che ogni anno accoglie equipaggi provenienti dall’estero.

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Curiosità sul Volkswagen Maggiolino

Emblema della potente ingegneria automobilistica tedesca del secondo dopoguerra, il Maggiolino aveva una disposizione con motore posteriore a sbalzo, a 4 cilindri e raffreddato ad aria. Forse non sai che il motore del Maggiolino venne utilizzato anche nel mondo dell’aviazione; addirittura, ancora oggi molti costruttori lo forniscono “modificato” per i velivoli turistici. Terminata la Seconda Guerra Mondiale, l’Inghilterra sembrava interessata all’iconico Maggiolino Volkswagen, tant’è che i militari chiesero, a una cordata di imprenditori operanti nel settore automotive, se desiderassero appropriarsi dei progetti. Il rifiuto degli industriali britannici fu secco, quasi “sdegnato”, ma forse non avrebbe avuto lo stesso successo commerciale. Il Maggiolino Volkswagen era considerato dai suoi progettisti l’automobile più affidabile mai prodotta: nel 1950, venne lanciato un concorso: chiunque avesse percorso 100.000 km senza dover mai passare dal meccanico, avrebbe ricevuto in dono un orologio d’oro. Risultato? In pochi mesi, quasi tutti i proprietari dell’auto risultarono vincitori del concorso e ricevettero in dono dalla casa automobilistica un fantastico orologio aureo. Per questo, il concorso ebbe vita breve. Maggiolino: successi cinematografici e “avventure” La forma “tondeggiante” non è mai passata di moda e ha permesso al Maggiolino di salire sulla prima posizione del podio delle vendite di tutto il mondo. Resistente al tempo ed alle tendenze, fu progettato da Ferdinand Porsche e commissionato direttamente da Adolf Hitler che affidò alla Volkswagen il compito di rappresentare, nel campo dei motori, la rinascita economica ed industriale della Germania del tempo. Un’auto massiccia, creata per garantire totale protezione ai passeggeri, il Maggiolino ha trovato la sua fortuna anche sui set cinematografici. Il veicolo tedesco è stato, infatti, protagonista del film “Un Maggiolino tutto matto”, prodotto dalla Disney, al quale ha assicurato il successo anche grazie alla sua notorietà. Tra gli attori più celebri, anche la scelta di Paul Newman ricade sull’auto della casa tedesca e – dal “ciak si gira” – si passa ai fumetti con Dylan Dog che sfrecciava su un modello cabrio di colore bianco. Forse non sai che … la prima autovettura a circolare in Antartide con tanto di targa Antartica 1 è stato un Maggiolino Volkswagen, il quale venne impiegato ed utilizzato da un’equipe di ricercatori. Fu appellato “Red Terror”: era uno stupendo esemplare rosso fiamma che sfrecciò sulle strade ghiacciate dal 1963 al 1964. Correva l’anno 1963, quando due appassionati bolognesi modificarono un esemplare del mitico Maggiolino Volkswagen affinché fosse in grado di attraversare lo stretto di Messina. 7 chilometri in mare in soli 38 minuti: un “record” dell’epoca per questa versione del Maggiolino “natante”.

All’asta il prototipo della Porsche 911 Carrera RS 2.7

l prossimo 27 ottobre, la casa d’aste RM Sotheby’s dedicherà una vendita speciale al settantesimo compleanno della Porsche.

Nell’asta monomarca che si terrà ad Atlanta, in Georgia (Usa), oltre a una sessantina di lotti di automobilia, saranno battute anche un identico numero di vetture della Casa tedesca. Tra queste sono diverse le auto con stime milionarie (la più alta appartiene a una Porsche 956 Gr. C del 1983, stimata tra i 4,5 e i 5,8 milioni di euro). Spulciando tra le rarità, ce n’è una che vanta un interesse storico fuori dal comune: si tratta del secondo prototipo costruito per la realizzazione di una delle vetture oggi più ambite dai collezionisti, la Porsche 911 Carrera RS 2.7. Un’auto capace di vincere in pista e, allo stesso tempo, di essere guidata senza troppi problemi anche su strada.

L’apparenza inganna. A prima vista potrebbe essere scambiata per una normale 911 S 2.4 con i fianchi più larghi. In realtà è una delle poche allestite dalla fabbrica per essere sottoposta ai test di pre-produzione. Nel 1972, la Casa sacrificò infatti quattro 911 S 2.4 del 1972 per sottoporle a modifiche secondo le specifiche che porteranno poi alla produzione della Carrera RS 2.7. L’esemplare in vendita (telaio n. 9113600012) è la seconda di queste, allestita pare nell’aprile del 1972, diversi mesi prima dell’inizio della produzione dell’anno modello 1973. Le date esatte non sono state mai stabilite: si sa che la prima RS ha il numero di telaio n. 9113600011, mentre in seguito sono state costruite le Carrera RS telaio 9113600013 e 9113600014. Queste quattro vetture furono catalogate internamente come 911.644, mentre le Carrera RS sono stata catalogate come 911.744.

Senza coda (d’anatra). Rispetto alle Carrera RS 2.7 di serie, ciò che salta più agli occhi è l’assenza dello spoiler posteriore a coda d’anatra (la Carrera RS 2.7 sarà la prima Porsche stradale dotata di spoiler posteriore) e la mancanza della scritta laterale in corsivo Carrera. Oltre alla cromatura degl’indicatori di direzione, sostituita poi da un bordo nero, e ai parafanghi posteriori leggermente più ampi.

La sua storia. La Carrera RS 2.7 prototipo numero 0012 è apparsa per la prima volta su un opuscolo di vendita per l’anno modello del 1973 dipinta in Signal yellow, il colore attuale. Terminata la produzione delle Carrera RS 2.7, la vettura fu venduta il 26 settembre 1973 al promettente pilota austriaco Helmuth Koinigg, che la volle ridipingere in bianco. Koinigg arrivò a correre anche in Formula 1 con una Surtees, ma alla sua seconda gara (il Gran Premio degli Usa di Watkins Glen del 1975) morì in un incidente nei primi giri. Da allora la n. 0012 iniziò a passare di mano diverse volte. Attraversò l’Atlantico per tornare in Europa nel 2008 prima di essere restaurata e di accasarsi in Germania. Oggi, questo pezzo di storia Porsche sta per cambiare di nuovo proprietario. Per entrarne in possesso, però, sono necessari da uno a 1,3 milioni di euro, secondo la stima che ne ha fatto RM Sotheby’s. Una cifra doppia rispetto al valore attuale di una Carrera RS 2.7 di serie.

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